2° parte dell’intervista

Ecco la seconda parte dell’intervista a Chiara. Per chi volesse leggere le sue recensioni basta che clicchi qui.
L’intervista è stata volutamente messa al contrario, con la seconda parte all’inizio e poi la prima, per dar modo a tutti di avere le domande-risposte di seguito. Buona lettura…

1) Carissima Chiara, innanzitutto grazie per avere accettato di rispondere alle mie personalissime domande. Oltretutto inauguri la mia rubrica “chiacchiere” di questo blog. Devo dire che il tuo nome è molto bello. No, non ci sto provando, stai tranquilla. Primo perché tu sei felicemente sposata, secondo perché non ti ho mai vista e terzo, ma, non ultimo, sono innamoratissimo della mia Simona.
Sì, d’accordo, partiamo con le domande. Prima una semplice. Chiara è un nome che ha origini latine (Clarus) di ovvio significato. La Santa che porta il tuo nome (Santa Chiara d’Assisi) fondò l’ordine delle Clarisse, predicando povertà assoluta.
Secondo te, quand’è che un libro è povero?

Ciao Michele, grazie a te per avermi ospitata nel tuo nuovissimo blog. È un onore per me inaugurare la tua rubrica e sì, anch’io sono innamorata di mio marito e felicemente sposata J

Passiamo alle domande. E questa sarebbe semplice? Mi metti già in difficoltà! Amo il mio nome e Santa Chiara è un esempio di umiltà e semplicità.

La povertà di un libro dipende, a mio parere, da una sola cosa: dalla mancanza di sentimenti e, di conseguenza, dalla mancanza di capacità da parte dell’autore di trasmettere sensazioni ed emozioni al lettore.

2) Chiudi gli occhi. Ho detto chiudi gli occhi altrimenti non riesci a rispondermi… come fai se non leggi? Questi sono decisioni difficili… ti capisco. Dicevamo… Se con gli occhi chiusi, io ti facessi sentire il fruscio delle pagine che girano mentre una persona legge… quale libro spereresti ti leggesse?

Un libro vecchio, usato, con le pagine che odorano di “antico”. Magari Romeo e Giulietta?

3) Il tuo primo articolo, se non sbaglio fatto nel lontano 23 marzo 2011, parlavi del libro Julie&Julia di Julie Powell, affermando d’aver visto prima il film e poi letto il libro: errore. Anzi, grosso errore! L’hai definito. La stessa cosa mi è successa con il mio primo libro letto da “grande”: Jurassic Park. Io ho fatto il contrario. Il libro che ti ha fatto cambiare idea dalle recensioni fatte, dal film visto, oppure semplicemente dalla copertina (o tutti e tre), qual è stato? Volutamente non l’ho messa in senso positivo o negativo…

Mi è capitato di leggere recensioni molto positive sul romanzo di un’autrice esordiente, Cristina Caboni, intitolato Il sentiero dei profumi. La storia mi attirava, sembrava magica e ne parlavano tutti molto bene, ma dopo le prime pagine volevo già interrompere la lettura; in realtà è una cosa che non faccio mai, quindi sono andata avanti. La storia si vivacizza dal decimo capitolo in poi, però comunque i personaggi non mi hanno colpita e alla fine neppure la storia mi ha trasmesso emozioni. È un peccato, perché la trama poteva essere interessante, magari il secondo romanzo di Cristina mi piacerà un sacco, mai dire mai!

4) Fra i libri che presumo avrai letto dato che c’è una mini-recensione, c’è Amore e sesso nell’Antica Roma di Alberto Angela, dove spieghi pure perché la fede si mette all’anulare. Cos’è per te il matrimonio?

Sto finendo di leggerlo, mi piace Alberto Angela, sia come presentatore che come scrittore. I suoi saggi sono sempre scritti in uno stile “romanzato”, un’idea intelligente per attirare più pubblico. Io sono credente, quindi per me il matrimonio è innanzitutto una promessa fatta davanti a Dio, è un’unione di anime.

5) Curiosando sul tuo blog ho visto che il 10 settembre, giorno del mio compleanno, hai scritto un post riguardante il vostro viaggio a Stoccolma. Quand’è che un libro riesce veramente a farti viaggiare, facendoti dimenticare di dove ti trovi?

Splendida città Stoccolma ^_^

I libri mi fanno viaggiare sempre, è una sensazione indescrivibile! Appena inizio un nuovo romanzo mi immergo subito nelle atmosfere descritte, i personaggi prendono forma nella mia testa così come i luoghi ed ecco che mi dimentico di tutto il resto.

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Seconda parte dell’intervista a “Le recensioni di Chiara”

Pubblico prima le ultime 5 domande per una questione d’impaginazione… almeno risulteranno una di seguito all’altra quando metterò le prime. 🙂

La mia prima intervista, anziché farla ad un altro scrittore, oppure artista… la faccio a chi ha l’abitudine a criticare gli scrittori. Ringrazio pubblicamente Chiara per avermi concesso questa simpatica chiacchierata.

5) Curiosando sul tuo blog ho visto che il 10 settembre, giorno del mio compleanno, hai scritto un post riguardante il vostro viaggio a Stoccolma. Quand’è che un libro riesce veramente a farti viaggiare, facendoti dimenticare di dove ti trovi?

Splendida città Stoccolma ^_^
I libri mi fanno viaggiare sempre, è una sensazione indescrivibile! Appena inizio un nuovo romanzo mi immergo subito nelle atmosfere descritte, i personaggi prendono forma nella mia testa così come i luoghi ed ecco che mi dimentico di tutto il resto.

6) Adesso una domanda semplice, semplice. Parlami degli scritti e di Jojo Moyes. Come hai conosciuto la scrittrice, quali e quanti libri hai letto. Ho letto che ti sei fiondata in libreria appena la Mondadori ha fatto uscire il suo nuovo libro (La ragazza che hai lasciato)… Anche se due mesi prima ne avevi già preso un altro (Luna di miele a Parigi).

Ah meno male, perché finora non mi hai reso la vita facile 😉 Ho conosciuto la Moyes grazie a una mia amica blogger, Monica (http://monica-booksland.blogspot.it/). La trama mi aveva colpito, sebbene io sia quasi sempre propensa a leggere libri dalla trama più leggera, diciamo così, che trattino argomenti più spensierati, ma Monica ne parlava talmente bene e la copertina era così deliziosa che non potevo evitarlo a lungo J e ho fatto bene, è stata una lettura davvero emozionante e sorprendentemente ironica. Mi sono innamorata della scrittrice, del suo stile scorrevole, vivo e da lì ho deciso che avrei acquistato tutti i suoi romanzi! Luna di miele a Parigi era un prequel di La ragazza che hai lasciato. Quest’ultimo anche mi è piaciuto, molto, ora dovrò comprare L’ultima lettera d’amore 😛

7) Sicuramente avrai fatto una classifica personale dei tuoi autori preferiti… bene. Non me lo dire… lasciamo nell’oscurità questo dilemma. A proposito di oscurità. Ti potresti mai innamorare di un personaggio come Christian Grey, del libro 50 sfumature di grigio?

Ok, lasciamo tutto nell’oblio 😀 Purtroppo non posso rispondere a questa domanda, non ho letto le sfumature, di qualsiasi colore esse siano, il genere erotico non rientra tra i miei preferiti. Ho letto qualche recensione, tra l’altro negativa, quindi non saprei dirti… se parliamo di un personaggio maschile affascinante e carismatico sì, immagino che potrei “innamorarmene”!

8) La domanda precedente anticipa questa: qual è lo scrittore o scrittrice di cui rinunceresti pure a mangiare pur di comprare il suo prossimo libro? Quindi si presume sia il tuo o la tua preferita in assoluto!

… quindi parliamo di scrittori contemporanei, perché se Shakespeare e Jane Austen fossero ancora vivi sarebbero loro!

Fino a qualche tempo fa sarebbe stata Sophie Kinsella, ma gli ultimi suoi romanzi mi hanno talmente delusa che non so se comprerò le sue prossime opere. Non c’è nessuno al momento per cui farei dei sacrifici, sai?

9) Devi dire che non sono stato affatto cattivo e che questa intervista vuol essere solo una chiacchierata fra te, recensore, e me, scrittore; a ruoli invertiti. Ma siccome non amo l’astio, al massimo l’astice… ecco che cerco di non metterti in difficoltà. In quasi tutti i post leggo che inizi con la preoccupazione di sapere come stanno gli altri…

Recensire significa esaminare criticamente uno scritto. Le tue sono molto di pancia, non certamente “esperte”. Io ho deciso di dire la mia e quindi di fare una sorta di recensore su ogni libro letto, perché, usando Pennac, mi sono acquistato il diritto ad esprimere un giudizio. Oltre alla “semplice” lettura. Com’è nata la tua voglia di fare a pezzi o esaltare gli scritti altrui?

Ma se sono state domande difficilissime!!! 😀

A parte gli scherzi concordo con te, le mie recensioni sono fatte col cuore, innanzitutto perché effettivamente non sono un’esperta, la mia “esperienza” deriva da anni di lettura (in realtà anche lettura critica fatta all’università). E poi non entro nei dettagli volutamente, perché vorrei che i miei lettori si sentano a casa nel mio piccolo spazio, come se fossimo tra amici e chiacchierassimo piacevolmente (e non tecnicamente) di libri.
La mia passione per la lettura era così grande che non riuscivo a tenerla tutta per me, così ho deciso di inventarmi un angolino tutto mio, dove sentirmi a mio agio parlando del mio amore per i libri.

Comunque, non mi piace fare a pezzi gli autori, ma è capitato più di una volta, soprattutto se le regole grammaticali italiane sono inesistenti!

10) Ultima domanda. Come mi sono comportato? No, non è questa. Scherzavo. Usando un titolo bellissimo di un libro da te letto, “L’ultimo battito del cuore” di Valentina Cebeni, ci sono autori sconosciuti che ti hanno fatto battere il cuore? E di cui speri esca qualche altro “capolavoro”?

Prima di permetterti di rispondere, di nuovo grazie.

Ahahah sei simpaticissimo!
Beh, hai nominato un romanzo di un’autrice che mi ha davvero fatto battere il cuore, Valentina Cebeni, e sto sperando ansiosamente che scriva un altro libro!
Un’altra autrice che ho apprezzato è Giovanna Zucca, il suo Mani calde ha fatto commuovere tanti lettori, con Una carrozza per Winchester mi ha fatto tornare indietro ai tempi di Jane Austen e sto aspettando il suo terzo romanzo.
Grazie di cuore a te per avermi accolta nel tuo spazio, è stata un’intervista divertentissima!

Non ci penso nemmeno di tagliare qualcosa dell’intervista che mi hai concesso… ognuno si assume la responsabilità delle proprie risposte. :)nel tuo spazio, è stata un’intervista divertentissima!

2 blog

Su internet ho molti blog, alcuni in uso, altri chiusi (come quello su Splinder che adesso non c’è più) e altri di cui nemmeno ricordo l’esistenza. Tutto per la promozione del libro. Dovrei avere qualcosa anche su twitter, ma non ricordando la password di accesso e più che altro con che account mi sono iscritto… sarà difficile tornarci. 🙂

Michele 1

Fra i molti aperti ho mantenuto quello su WordPress… perché? Non lo so. Forse perché semplice da utilizzare.

In questo portale ho appena aperto un secondo blog (Il calice della bellezza) come consigliato da molti che si occupano di promozione dei libri…

Il calice della bellezza Jpeg

In sostanza in questo (Oltre ogni limite) parlerò di libri altrui, intervisterò artisti che non necessariamente gravitano nell’orbita libri e altro… Nell’altro (Il calice della bellezza) presenterò i miei libri: quelli editi, inediti, inserirò racconti mai pubblicati, poesie, ecc…

download

Auguro buona lettura a tutti… e una buona settimana.

Inauguriamo il tag Tracce con il libro “Bambino n° 30529”.

La votazione andrà da 0 a 10. Così avrò molti intermezzi.

(Ovviamente chiunque può dare una sua votazione personale anche in questo blog)

Non potevo non iniziare con un libro da 10 tondi tondi.
5513688

Il numero 30529 è quello che le SS avevamo tatuato sul braccio del bambino ebreo cecoslovacco Felix Weinberg quando fu internato in uno dei 5 campi di concentramento in cui fu segregato nel periodo della guerra.

Le mie recensioni prevederanno domande, che “ho trovato” nel libro, oppure nate dal racconto.

La domanda che ci si pone dopo una storia del genere è: come si può ancora mettere in dubbio la veridicità dell’Olocausto? Come si può mettere in dubbio che tutto quello che hanno raccontato tutti i sopravvissuti sia frutto della loro immaginazione? Tenendo presente che erano un “popolo” multietnico, variegato in lingua e cultura. Come se qualcuno si avesse pensato fosse possibile mettersi d’accordo fra i vari prigionieri di tutti i vari campi di concentramento per raccontare una verità fasulla.
La terribile storia è raccontata come un giornalista moderno che cerca di non mettere sentimenti negli avvenimenti che descriveva, senza quasi mai riuscirci, ovviamente.
Il libro inizia con una considerazione sul numero tatuato sul braccio. La moglie lo ha convinto a non rivelare ai figli perché ce l’avesse… anzi lo ha convinto a dire che era il numero di telefono di casa che lui spesso dimenticava.
A 80 anni si ritrova a parlare delle sue vicende di bambino deportato con un giornalista che lo aveva “scovato” dopo aver fatto una ricerca sui sopravvissuti dell’Olocausto ancora in vita. Il giornalista è riuscito a convincerlo a raccontare la sua storia perché il mondo doveva, deve sapere.
Due anni dopo l’uscita del libro Felix è morto, ma ha lasciato ai posteri un monumento da leggere. Al pari di “Se questo è un uomo” di Primo Levi.
Mi è piaciuta molto la delicatezza che ha utilizzato nel descrivere gli eventi così devastanti per il genere umano e soprattutto per lui stesso. Non è mai stato pesante pur avendone la facoltà, considerando che non raccontava una storia banale; ma la deportazione in 5 campi di concentramento! Solo i piccoli colpi di fortuna, così lo definisce lui, lo hanno portato a diventare in seguito un marito, un padre e un professore di chimica.

E’ riuscito a sopravvivere a Terezín, Auschwitz e Birkenau e alla “marcia della morte”, di trasferimento da un campo all’altro.
Ha visto la morte intorno a sé, dopo aver conosciuto l’agiatezza di una famiglia benestante fino a 12 anni, quando suo padre fuggì in Inghilterra nel tentativo vano di far espatriare tutti… aveva un mondo fatto di opulenza e di benessere. Era nipote e figlio di una famiglia molto benestante. Avevano la servitù, gli operai che dipendevano da loro. Rammenta le vacanze fatte in montagna d’inverno con la tata e al mare d’estate riconoscendo d’essere stato un bambino viziato.
Fino a che l’Olocausto non lo ha reso partecipe della storia per come la conosciamo.
Le piccole fortune sono nate in modo casuale. Come una roulette che decide per i deportati. Come quando, sul campo di concentramento, caddero delle bombe e lui si copri la testa con la scodella su cui mangiava. Quando se la tolse si accorse che c’era un bozzo che prima non c’era… Prima di raccontare l’aneddoto, sembra chiedere scusa al lettore per quel racconto. Perché aveva paura soprattutto di non essere creduto o di essere troppo enfatico nel raccontarlo. Tanto da dire… io ve la racconto per com’è avvenuto, anche se con un po’ di vergogna. Addirittura provava imbarazzo nel raccontare gli avvenimenti delle “piccole fortune” che gli hanno permesso di vivere. e questo lo rende ancor più speciale.

Inauguriamo il tag Chiacchierata

La prima intervista in realtà l’ho subita. Quindi anziché postare un’intervista fatta da me, pubblico un’intervista che mi hanno appena fatto. L’intervistatore è Carmelo Cutolo, giornalista della rivista ExPartibus (www.expartibus.it). Per chi volesse leggere l’intervista direttamente dalla fonte il link è qui

Oltre all’intervista ha pubblicato una mia poesia inedita, intitolata “Si è sparsa la tua anima”.

Grande sensibilità per i temi sociali, in particolare legati ai disagi dei bambini disabili, contraddistingue il poeta e romanziere pisano Michele Ciardelli, che ha già pubblicato diversi romanzi e racconti con i quali aiuta diverse associazioni per il sostegno ai bambini disagiati e alle loro famiglie.

Come nasce la passione per la letteratura e la poesia?

Partiamo con una precisazione: scrivo poesie solo come allenamento della mente, per cui non amo definirmi un poeta. La passione nasce con la vita stessa. Scrivo perché sento l’esigenza di far respirare l’anima, di farla volare. Ho bisogno di “parlare” con i personaggi che invento e con me stesso. Per me scrivere è una terapia dell’anima.

Cosa rappresenta per te la poesia?

La poesia può essere un momento di puro svago, durante il quale le parole al vento diventano un tornado e riportano la mia anima dentro di me, affinché possano essere espresse in una pagina. Stimo tantissimo i poeti perché riescono in poche parole ad esprime un’emozione, un concetto, un “affresco” del mondo.

Sei autore di numerose poesie e vari romanzi, i cui proventi sono stati spesso devoluti ad associazioni.

Ho scritto molti racconti e libri, ma solo quattro libri sono stati editati. Con il giallo “16 rose arancioni”, edito con la SBD Communications (2008) e successivamente con la GDS Edizioni (2013), e la fiaba “Michele e il soldatino”, edito da Edizioni Stravagario (2013), aiuto l’Associazione Domenico Marco Verdigi, che opera a favore dei bambini disagiati; i proventi del fantasy storico “Il calice della bellezza”, edito da Edizioni Stravagario (2014), vanno all’ANPANA, un’associazione per la tutela dell’ambiente e la salvaguardia degli animali. Insomma, cerco di aiutare i più indifesi: i bambini e gli animali. Perché questa scelta? Semplice. Non ho figli, ma due cani e un gatto. Grazie alla letteratura, così, unisco due esigenze: avere un pubblico con cui “parlare” dei miei racconti e aiutare persone bisognose.

Hai scritto anche dei gialli. Qual è il tuo modello?

Non ho un preciso modello. Amo leggere tutto, prevalentemente romanzi rosa.
Non appena la mia mente partorisce una storia, subito metto nero su bianco. Il giallo mi permette di portare il lettore nel bosco della mia mente, dove i rumori, le paure e le incertezze, tipiche in un giallo, terranno alta la tensione.

Arriviamo così al tuo ultimo lavoro, “Il calice della bellezza”, i cui protagonisti sono semi-divinità.

Il calice della bellezza Jpeg

Il libro racconta le vicende dei semidei Greta e Mosè collocate in un reale contesto storico, quello dell’assedio degli aquilani da parte del mercenario Braccio da Montone, avvenuto tra il 1423 e il 1424. Il Destino ha imposto alla semidea Greta un piccolo difetto che la rende più affasciante, senza, però, alimentare la competizione con la madre Afrodite. Il Destino si innamora a tal punto di questa imperfezione da ingrandirla ogni qual volta Greta si specchia e la nota.

Qual è il messaggio più profondo del tuo romanzo?

Uno dei temi principali del mio romanzo è l’autostima. Se non riusciamo ad accettare le nostre imperfezioni, considerando che persino quelli che sembrano difetti talvolta possono costituire una risorsa, si va poco avanti. Allo stesso modo non bisogna eccede con l’autostima, altrimenti si cade nel problema opposto. Come ho scritto nella fiaba “Michele e il soldatino”, nella vita bisogna usare equilibrio.

Salutiamo Michele Ciardelli augurandogli un grande successo per il suo ultimo romanzo e proponiamo ai lettori di expartibus.it la sua lirica “Si è sparsa la tua anima”, componimento ricco di intense immagini legate alla natura.

Quando…

la sua lunga lama d’amore

ha reciso il tuo fiore

in milioni di petali

si è sparsa

la tua anima.

Mentre le tue lacrime di sangue

scorrono ad accarezzare l’erba,

l’uomo felice si ricompone orgoglioso

per aver colto quella perfezione

non ancora sbocciata.

Sei sola

ad asciugar le pesanti gocce

per ricomporre

il tuo cuore

dilaniato da un attimo di dolore.

I sogni di bambina

son diventati

incubi di donna

che la solitudine

farà sempre affiorare

finché il tuo mento fiero

riuscirà a sollevare.

Attraversi il bosco…

con un piede scalzo,

un pezzo di stoffa in una mano

e nell’altra

la tua dignità calpestata.

Il passo incerto del disprezzo

che adesso provi per te stessa

per gli altri, per il mondo,

ti fanno pensare

cosa avrai fatto di male

per aver dovuto sentire

così tanto dolore.

Nel silenzio della tua camera

guardi le tue amate bambole,

che vivono di felicità eterna,

quando a te non rimane

che l’ansimare

e la saliva dell’uomo

che scorrono sul tuo corpo.

Il dolore ha lacerato lo specchio

che impietoso riflette un’anima distrutta,

finché nella luce di un nuovo giorno

non sarai rinata.

Nel corpo non porti più alcun segno,

e nell’anima hai una sensazione nuova…

quella per un uomo che pazientemente

ha saputo aspettare

che il fiore abbia ritrovato

l’antico splendore.

Visto il buon riscontro…

Dato che ho avuto molti riscontri positivi, ho deciso che questo blog lo userò per fare le mie interviste e per lasciare tracce delle mie letture.
Non amo chiamarle recensioni perché mi sa di cosa seria… professionale e io non lo sono. E non ci tengo affatto ad esserlo!
Farò interviste e commenti sulle mie letture. Spero d’avere riscontri. Ovvero persone con cui dibattere sulle diverse opinioni su libri comuni di lettura. Il dibattito è aperto…

I Tag saranno: “tracce”, per ciò che concerne le recensioni; e “chiacchierata” per le interviste.

La prima intervista sarà fatta ad un recensore. Un’amica di FB ha un blog recensioni (http://lerecensionidichiara.blogspot.it/) e mi piace sapere cosa ne pensa dei libri che legge. Ovviamente non le domanderò perché fa recensioni? O perché legge? Sarebbero domande stupide e banali. Come chiedere ad uno scrittore perché scrive… perché non ha altro da fare… che fare abbattere alberi. Meno male che adesso c’è il digitale. 🙂

Consiglio

Su consiglio dell’amica “Le recensioni di Chiara”, volevo sapere la vostra opinione sul fatto che vorrei far diventare questo blog una sorta di recensore personale di libri altrui… e di interviste.
Siccome adoro leggere e dire la mia su ognuno di loro… perché non rendere pubblica la mia opinione, come inizio per un dibattito?
Oltre al “Mi piace”, ditemi che ne pensate.